10.01.2018 - GALLERIA DEL COLLEGIO ALBERONI a PIACENZA


Degli edifici storici piacentini, il Collegio Alberoni ha la spéciale caratteristica di aver mantenuto la sua funzione originaria: scuola per la preparazione alla vita ecclesiastica e vitale centro di approfondimento teologico e filosofico. Fu fondato dal Cardinale Giulio Alberoni (1664-1752), primo ministre di Filippo V di Spagna e artefice di importanti avvenimenti politici del suo tempo. Costruito a partire dal 1732, venne aperto nel 1751 e affidato ai Padri della Missione che ne fecero una scuola di alto livello culturale. La struttura comprende, oltre al vero e proprio Collegio, una Biblioteca ricca di circa 130.000 volumi, il Gabinetto di Fisica, quelle di Scienze Naturali, un Osservatorio sismico e meteorologico (1802) perfettamente funzionanti e una Specola astronomica (1870). Vanto del Collegio è la Pinacoteca, costituita dalle raccolte romane e piacentine del cardinale e da successive acquisizioni. Se le opere più antiche e delicate, tra le quali segnaliamo i due piccoli e preziosissimi dipinti su tavola Madonna della fontana e Bicchiere con i fiori in una nicchia di Jan Provost (1465-1529) e capolavori di Guido Reni e Luca Giordano, sono custodite nell'appartamento del cardinale, la parte maggiore della preziosa quadreria alberoniana è allestita nell'elegante spazio della Nuova Galleria Alberoni, recentemente rinnovato fino a farne un modernissimo museo e sala congressi e concerti. Si possono qui apprezzare pregevoli dipinti quali La Cacciata dei mercanti dal tempio di G. P. Panini (1691-1765), opere di G. B. Lenardi (1656-1704), Viani (1668-1711), Conca (1676-1764), Martinez (1602-1667) e numerosi "quadri di genere". Rendono unica la collezione alberoniana diciotto superbi arazzi, anch'essi esposti nella Galleria: gli otto pezzi della Serie di Enea e Didone, gli otto della Serie di Alessandro Magno e infine i due arazzi più antichi e preziosi della Serie di Priamo strepitosi per fïnezza di tessitura e qualità di filati. Vera perla della raccolta è perô l'Ecce Homo, capolavoro di Antonello da Messina(i43o-i479 c.a.), opera commovente ed estremamente suggestiva, stupefacente sintesi tra realismo lenticolare di ascendenza fiamminga e visione plastico-prospettica della civiltà figurativa italiana.